Perché il libro su Reda?

Pubblicato il 3 maggio 2005

di Ruggero Cimatti.ruggerocimattiautorelibro

Già, perché fare un libro fotografico di ricordi dedicato a Reda? Mi sono posto questa domanda quando avevo già cominciato il lavoro. Per la verità, non ho trovato ancora una risposta veramente valida, ma solo tante piccole motivazioni che, un po’ alla volta, mi hanno spinto a continuare in questo progetto. Mi diverto, questa è certo una motivazione. Mi piace esaminare le vecchie fotografie, cercare di riconoscere le persone, trovare dei particolari e con la memoria riandare, e in un certo senso, rivivere quei tempi. L’idea iniziale era di raccogliere solo foto e nomi, poi Mario Liverani mi ha suggerito anche di raccontare dei fatti e descrivere dei personaggi.

Mi sono quindi messo a cercare negli angoli più nascosti della memoria, rivoltando la patina del tempo che, inevitabilmente, si accumula sui ricordi infantili o della gioventù. Un po’ alla volta sono emerse cose che avevo dimenticato, anche attraverso conversazioni con parenti e amici. Ho cominciato a scriverle e ad accompagnarle alle foto disponibili. Si tratta di cose banali, che tanti altri ragazzi come me hanno vissuto in quel tempo a Reda. Sono fatti di vita comune, da niente direbbe uno scrittore. Alcune sono come le avventure di Gian Burrasca, altre sono le birichinate che un gruppo di ragazzi di una frazione di campagna inventava ogni giorno per divertirsi. Eravamo fortunati: mentre ai figli dei contadini che circondavano Reda, finita la scuola, toccava lavorare e lavorare duro, noi invece, tranne piccole incombenze, eravamo liberi di scorrazzare non solo per il paese, ma anche per tutta la campagna circostante.

Una seconda motivazione è nata dal desiderio di descrivere come si viveva a Reda nel secolo passato, come le cose sono cambiate nel tempo, e quali sono le differenze rispetto alla situazione odierna. L’obiettivo di questo aspetto del libro fotografico è di documentare aspetti di vita che sono, in gran parte, scomparsi, intendiamoci, senza rimpianti e senza nostalgie. Ogni epoca ha i suoi vantaggi e svantaggi, come ogni paese (e di paesi ne ho visitati tanti nel mio girovagare per il mondo) ha le sue cose buone e quelle meno buone.

E’ interessante e forse significativo che proprio a me sia venuta l’idea di questo libro fotografico; dopotutto ho vissuto a Reda solo una piccola parte della mia vita. Della mia generazione sono forse colui che più ha viaggiato ed è vissuto lontano da Reda. A sedici anni i miei genitori si sono trasferiti a Faenza. Grazie alla bicicletta, tornavo molto spesso a Reda. Poi lo studio, prima a Imola poi l’università a Bologna. Il primo lavoro a Modena, il matrimonio, Bologna, trasferimento a Milano, da qui al Messico, a Miami, a Londra e infine in pensione ad Arese.

Arrivato alla pensione, nasce la terza motivazione per fare un libro fotografico: il tempo. Prima non c’era mai tempo sufficiente per fare tutto quello che si voleva o si desiderava fare. Ora bisogna riempire le giornate. Non sono persona da bar o da giocare alle carte. Ho degli hobby, come si dice oggi, con parola noleggiata dall’inglese; ad esempio, mi occupo del mio giardino e mi piace smanettare con il computer, non ultimo la fotografia. Mettete la fotografia assieme al tempo libero ed ecco che prende corpo l’idea del libro fotografico dedicato a Reda. Le fotografie contengono i nostri ricordi e il nostro retaggio, creano un ponte tra noi e la nostra famiglia, i nostri amici, ci aiutano a ricordare i momenti e le emozioni del passato.

Ho iniziato cercando tra le fotografie, mie e dei parenti; ho poi cominciato a chiedere agli amici e così ho messo assieme un certo numero di foto. Ad alcune di queste, ho attaccato dei ricordi e dei fatti di cui sono stato testimone o che mi sono stati raccontati. Poi la voglia di raccontare quegli anni mi ha preso la mano, e ho descritto cose, fatti e persone anche senza avere riferimenti fotografici.

E’ inevitabile che gran parte di questo libro abbia un carattere autobiografico.

Le fotografie della situazione attuale, di piante e oggetti, sono utili per fare un confronto con il passato e stimolare la memoria.
Ho attinto liberamente da uno scritto inedito di Terzo Contoli, soprattutto per i nomi, ma anche per certi fatti che non conoscevo o altri che conoscevo poco.
Terzo, negli ultimi anni della sua vita, ha percorso in bicicletta tutti gli angoli, anche i più nascosti di Reda, descrivendo i suoi incontri e distribuendoli sotto forma di fotocopie, che molti a Reda hanno ricevuto e conservato. Mi sono servito anche del libro del Canonico Carlo Mazzotti “Reda di Faenza” dedicato alla parrocchia di Reda e pubblicato dallo Stabilimento Grafico Fratelli Lega di Faenza nel 1968.

Certamente sarà notata la mia predilezione per i particolari di carattere agricolo. Si tratta di deformazione professionale che, dopo tanti anni di lavoro, non si può modificare: anche questo fa parte del divertimento. Ho lasciato, invece, invariata la fonetica degli autori per le due poesie, quella introduttiva di Giuseppe Bellosi, e quella di Giovanni Nadiani nel capitolo dedicato alla cultura.

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Sarò lieto di scambiare quattro chiacchiere con chiunque abbia letto questo libro o voglia farmi delle domande per soddisfare una qualche curiosità.